Un simbolo di speranza: il Mandela Memorial
Davanti all’ingresso del Nelson Mandela Forum, in piazza Berlinguer, si trova la replica della cella di Nelson Mandela a Robben Island.
2,59 metri di lunghezza per 2,3 metri di larghezza. Due piccole finestre, un tappeto come letto, un comodino e un secchio per i bisogni corporali: questa la cella del carcere di Robben Island dove Nelson Mandela trascorse 18 dei 27 anni di prigionia.
Un luogo simbolo della lotta all’apartheid che il Nelson Mandela Forum di Firenze ha riprodotto in vetro, davanti all’ingresso principale. Uno spazio angusto che è stato ricostruito trasparente, perché nonostante fosse rinchiuso, da quelle mura Mandela seppe guardare al mondo.
Dalla sua inaugurazione, il 14 febbraio 2018, la cella è stata visitata da attivisti per i diritti umani, scuole, sportivi, artisti, autorità politiche e religiose e semplici cittadini. Diventando così uno dei luoghi simbolo della città di Firenze dove raccontare il lungo cammino per i diritti di tutti.
La prima nipote di Nelson Mandela, Ndileka, inaugurando questa riproduzione ha definito la cella un “Simbolo di speranza” perché Nelson Mandela ricordava come in carcere fosse riuscito a trovare l’energia che “ognuno di noi ha dentro” e, ha ricordato Ndileka, “Quando è stato liberato ci ha detto che non odiava i suoi carcerieri, perché odiarli avrebbe significato essere ancora prigioniero”.
Un simbolo di speranza, che ricorda ancora una volta che è nelle nostre mani la responsabilità di fare del mondo un posto migliore, perché, per usare le parole di Mandela riportate sopra alla cella:
“Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono”
Le prigioni dell’apartheid
Dagli anni 50’, con le prime azioni di protesta contro le leggi che in Sudafrica segregavano in base alla razza, al 1990 migliaia di persone furono detenute e imprigionate nelle celle della polizia e nelle prigioni di tutto il paese.
Robben Island nei primi anni fu definita dai prigionieri un inferno. Per più di una decade Mandela ed i suoi compagni, costretti ai lavori forzati di giorno, dormivano su stuoie di sisal e feltro appoggiate sul pavimento di cemento e si dovevano lavare con acqua di mare non riscaldata.
Visite e lettere erano severamente limitate e le visite di contatto vietate. L’autorizzazione ai colloqui per i familiari non era sempre garantita e quando lo era, dovevano viaggiare lunghe distanze, a proprie spese, solo per vedere i propri cari per 30 minuti. I bambini non potevano partecipare fino all’età di 16 anni. Separati da una spessa lastra di vetro, il prigioniero e il visitatore erano sorvegliati da guardie che impedivano loro di parlare nella loro lingua o di qualcosa di diverso dalle questioni familiari.
Mandela fu detenuto a Robben Island dal 13 giugno 1964 al 31 marzo 1982, quando venne trasferito nella prigione di Pollsmor.
L’11 febbraio 1990, quando Mandela fu rilasciato, l’ultimo suo luogo di reclusione era la prigione di Victor Verster.
Altri luoghi in cui Mandela fu detenuto furono: Stazione di Polizia di Newlands, Stazione di Polizia di Marshall Square, The Old Fort Prison, Stazione di Polizia di Pietermaritzburg e Prigione di Pretoria.














