La speranza nel segno di Mandela

5 dicembre 2013 -5 dicembre 2020: sette anni senza Madiba

7 anni fa, il 5 dicembre 2013 ci lasciava Nelson Mandela al termine di una lunga vita dedicata alla difesa dei diritti di tutti.

Per l’associazione Nelson Mandela Forum questa data è diventata un’occasione per un tributo alla straordinaria eredità morale rappresentata dalla vita di Nelson Mandela e per ricordare i valori che lo guidarono nell’azione.

Un anno fa ricordavamo il valore della lotta al razzismo, con una iniziativa presso la replica della cella che abbiamo voluto all’ingresso del Mandela Forum.

Quest’anno, per le misure di distanziamento fisico ed i limiti alla mobilità che non consentono iniziative simili, abbiamo chiesto ad alcuni di coloro che in questi anni hanno animato il Nelson Mandela Forum, di contribuire con un loro messaggio a questa giornata che abbiamo voluto dedicare alla speranza.

La speranza: un sentimento che ha guidato Mandela anche nei periodi più bui, quando condannato all’ergastolo, non avrebbe avuto nessun motivo di sperare di rivedere da uomo libero i suoi cari. Eppure proprio alle figlie scriveva nel 1969 “non preoccupatevi di me adesso, sono felice, sto bene, pieno di forza e speranza”.

Allora Madiba aveva passato 7 anni in carcere ed aveva da passarne altri 20 prima di essere liberato. Come ci ricorda il CEO della Fondazione Nelson Mandela nel messaggio che ci ha mandato.

La speranza indispensabile non solo a superare la pandemia del momento, ma che è terapia per tutti i malati, come ci ricorda nel suo messaggio il presidente dell’Associazione Toscana Tumori Giuseppe Spinelli.

Speranza che ci spinge ad alzarci e cantare, come ci scrive Gianna Nannini pensando alle parole che Madiba scriveva alla moglie sempre nel 1969 “Sento che il mio cuore pompa la speranza in ogni parte del mio corpo, riscaldandomi il sangue e tirandomi su il morale.” speranza di poter stare nuovamente assieme in occasione di un concerto, come ci dicono due vecchi amici del Nelson Mandela Forum come Marco Masini e Tiziano Ferro

Ma una speranza che si nutre del lavoro di tante donne e uomini, che ogni giorno ci aiutano nella ricerca di in un mondo migliore, e di cui abbiamo spesso sentito parlare in questo lungo anno di pandemia, che fosse in una corsia di ospedale, in un ambulanza o in uno dei tanti luoghi in cui il nostro paese sa dare il meglio di se.

Ce ne parlano Carlo Conti, Leonardo Pieraccioni, Giorgio Panariello, e ce ne parla Alessandro Benvenuti, con la commovente descrizione del lavoro di suo fratello infermiere.

Una speranza che ha bisogno dell’impegno delle istituzioni, una speranza che ha bisogno dell’impegno di tutti. Qui sotto il messaggio del Sindaco di Firenze

Qui invece le parole di Cosimo Guccione, assessore alle politiche giovanili del comune di Firenze e quelle di Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana.

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